Ci sono posti che ti prendono per mano dal primo giorno e non ti lasciano più. Favignana è uno di quelli. Ventidue chilometri quadrati di tufo giallo, vento di maestrale e un mare che cambia colore ogni ora — dal verde smeraldo la mattina presto, al blu cobalto a mezzogiorno, a qualcosa che non ha nome al tramonto.
Avevo sentito parlare di Favignana mille volte. Quella destinazione che tutti i siciliani citano come risposta a tutto: "Dove vai in vacanza? Favignana." L'avevo sempre rimandato. Poi un giugno ho prenotato l'aliscafo da Trapani quasi d'impulso — quaranta minuti di traversata e ti ritrovi in un'altra epoca.
La prima cosa che colpisce è il silenzio. Non il silenzio finto dei resort, ma quello vero — interrotto solo dal vento, dalle campane della chiesa madre e dallo scricchiolio delle biciclette sul selciato. Perché a Favignana si va in bici. È piccola, è piatta, ed è l'unico modo per capirla davvero.